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Cedolare e sanzioni

Cedolare secca, le sanzioni applicabili

La circolare n. 26/E/2011 dell’Agenzia delle Entrate ha fornito gli attesi chiarimenti sull’applicazione della cedolare secca; ampio spazio è dedicato anche alle sanzioni applicabili con riferimento a comportamenti relativi a canoni non dichiarati, a contratti non registrati o altre situazioni che possono verificarsi in sede di applicazione dell’istituto della cedolare secca introdotta dal federalismo municipale.

L’art. 3, comma 3, D.Lgs. n. 23/2011, decreto che introduce il federalismo municipale, afferma che “[…] nei casi di omessa richiesta di registrazione del contratto di locazione si applica l’articolo 69 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 131 del 1986”.

Il citato art. 69 del TUR (Testo Unico Imposta Registro) prevede che “chi omette la richiesta di registrazione degli atti e dei fatti rilevanti ai fini dell’applicazione dell’imposta, ovvero la presentazione delle denunce previste dall’articolo 19 è punito con la sanzione amministrativa dal centoventi al duecentoquaranta per cento dell’imposta dovuta”.

Tali misure sanzionatorie sono dovute solidalmente dai soggetti obbligati a chiedere la registrazione del contratto di locazione (parti contraenti per i contratti verbali e le scritture private non autenticate, ovvero parti contraenti e pubblico ufficiale per gli atti pubblici e le scritture private autenticate).

 

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Cedolare secca, opzioni e calcolo di convenienza

 Cedolare secca, opzioni e  calcolo di convenienza

L’analisi della convenienza fiscale della cedolare secca, disciplinata dall'art. 3 del decreto sul federalismo municipale, è strettamente legata alla situazione reddituale complessiva del soggetto passivo d’imposta. Si propongono quindi alcune esemplificazioni con l’intento di consentire ai soggetti interessati di effettuare una valutazione dei vantaggi derivanti dall’applicazione del nuovo regime di tassazione.

L’art. 3, D.Lgs. n. 23/2011 - recante disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale - contiene la disciplina della cedolare secca sugli affitti. La disciplina, che si applica a decorrere dall’anno in corso, può essere così sintetizzata:

  • interessa le persone fisiche che concedono in locazione unità abitative accatastate nelle categorie da A1 a A11 (escluso A10), ed eventuali pertinenze (solo se locate congiuntamente all’abitazione), che agiscono al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa o di arti e professioni;
  • prevede l'applicazione di un’imposta sostitutiva dell’IRPEF gravante sul reddito dei fabbricati derivante dalla locazione, ivi incluse le addizionali IRPEF regionale e comunale, nonché delle imposte di registro e di bollo dovute per la registrazione, risoluzione e proroga del contratto di locazione;
  • è opzionale, in quanto la sua applicazione è rimessa alla libera scelta del locatore. In caso di contitolarità dell’immobile l’opzione deve essere esercitata distintamente da ciascun locatore.

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Cedolare secca,

Cedolare secca,

Per i contratti registrati a partire dal 7 aprile, la scelta può essere fatta on line utilizzando il modello di registrazione telematica SIRIA (Servizio Internet per la Registrazione dei contratti relativi a Immobili adibiti ad Abitazione); per i contratti già registrati, invece, il locatore indica la scelta per la cedolare secca direttamente in UNICO o 730/2012. Attenzione, però: la via telematica è utilizzabile solo in presenza di determinate condizioni (locatori e conduttori non devono essere più di 3, tutti i locatori devono aderire alla cedolare, etc.); negli altri casi, l’opzione va esercitata presentando due copie cartacee del modello 69.

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Emendabilità “no limits” per le dichiarazioni errate del contribuente

 

Emendabilità “no limits” per le dichiarazioni errate del contribuente

La Corte di Cassazione torna sul tema dell’emendabilità della dichiarazione dei redditi per riaffermare un consolidato principio: la dichiarazione affetta da errore – in fatto o in diritto - è ritrattabile dal contribuente tutte le volte in cui dalla stessa derivi un carico tributario più gravoso di quello imposto dalla legge.

Corte di Cassazione, sez. trib., sentenza 28/2/2011, n. 4776